Omicidio di Luca Goddi a Orune: 20 anni di carcere a Pietro Contena

Nuoro, omicidio di Luca Goddi: la condanna

Il Tribunale di Nuoro scrive una pagina definitiva sul tragico fatto di sangue che ha sconvolto la comunità di Orune. La giudice per le udienze preliminari, Alessandra Ponti, ha emesso nel pomeriggio di oggi una sentenza pesante al termine di una lunghissima camera di consiglio. Il verdetto stabilisce una condanna a 20 anni di reclusione per il trentunenne Pietro Contena, accusato del delitto del compaesano Luca Goddi. Il magistrato ha accolto interamente l’impianto accusatorio del pubblico ministero Ireno Satta, che aveva formulato la medesima richiesta di pena durante la requisitoria. Crollano così le speranze della difesa, che chiedeva l’assoluzione piena per l’imputato nel processo celebrato con la formula del rito abbreviato.

L’agguato mortale durante i festeggiamenti in paese

La vicenda risale al 4 agosto 2023, un giorno di festa trasformato in tragedia. I residenti celebravano le fasi finali della festa di Su Cossolu quando alcuni spari hanno squarciato la tranquillità del centro cittadino. Un killer ha freddato il quarantasettenne Luca Goddi in pieno centro, precisamente nella centralissima piazza Lanfranco Latino, a pochissima distanza da un bar locale. L’assassino ha colpito la vittima con quattro colpi di pistola, senza lasciargli alcuna via di scampo.

Le indagini immediate dei Carabinieri del Comando Provinciale di Nuoro hanno scavato nel passato dei due uomini per trovare il movente. Gli inquirenti hanno scoperto che tra Contena e Goddi non correva buon sangue già da parecchio tempo. Vecchi rancori e dissidi profondi dividevano i due compaesani, alimentati soprattutto da alcuni gravi atti intimidatori avvenuti in precedenza nelle zone di campagna intorno a Orune. Questi episodi hanno indirizzato subito i sospetti delle forze dell’ordine verso l’odierno condannato.

Le prove dell’accusa e la battaglia sulle intercettazioni

Il verdetto di oggi conferma la solidità delle prove raccolte dagli investigatori durante i mesi di indagine. I legali di parte civile, che tutelano gli interessi dei familiari della vittima, hanno ribadito la piena responsabilità di Contena. Gli avvocati hanno valorizzato un quadro indiziario imponente, composto dai filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona, dai rilievi tecnici sul luogo del delitto e da numerose conversazioni intercettate.

Il processo ha vissuto momenti di forte scontro proprio sull’interpretazione di queste intercettazioni ambientali. Gli avvocati difensori dell’imputato hanno contestato duramente la tenuta dell’impianto indiziario, definendo gli indizi del tutto inconsistenti. La difesa ha concentrato gli sforzi soprattutto su tre specifiche conversazioni, considerate centrali per dimostrare l’innocenza del proprio assistito. La giudice ha persino deciso di riaprire l’istruttoria per fare chiarezza, affidando una nuova perizia fonica a un esperto forense.

La perizia fonica non salva l’imputato

L’analisi specialistica ha preso in esame i file audio per ripulirli e trascriverli con la massima precisione. La relazione del consulente tecnico ha confermato che la prima traduzione presentava alcuni errori significativi, specialmente nel delicato passaggio dal dialetto sardo orunese alla lingua italiana. Secondo il perito, quelle registrazioni non contenevano frasi di autoaccusa diretta da parte dell’imputato.

Questa novità e i presunti difetti di interpretazione linguistica non hanno comunque convinto la giudice Alessandra Ponti. Il tribunale ha ritenuto che il resto degli elementi indiziari mantenesse una validità assoluta e insindacabile, sufficiente a decretare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio. La condanna a 20 anni di carcere per l’omicidio Luca Goddi Nuoro non include alcuna aggravante, ma chiude il primo grado di un processo che ha tenuto l’intera Sardegna con il fiato sospeso. I difensori attendono ora il deposito delle motivazioni per presentare il ricorso in appello.

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