Nuoro, stipendi più alti ma occupazione in picchiata: è penultima in Italia

Nuoro

Economia della provincia di Nuoro, i dati 2026: redditi in crescita, collasso dell’occupazione

Economia della provincia di Nuoro, i dati 2026: redditi in crescita, collasso dell’occupazione. Un’economia che cammina su un filo sottile, sospesa tra segnali di ripresa salariale e una preoccupante erosione della base occupazionale. È l’istantanea scattata dall’Osservatorio economico della Camera di Commercio di Nuoro, basata sui dati Unioncamere aggiornati al 31 marzo 2026. Il quadro che emerge è quello di una provincia che lotta per non scivolare in fondo alle classifiche nazionali, frenata da debolezze strutturali storiche.

Il divario dei redditi

Nel 2024, il reddito disponibile pro capite nel Nuorese si è attestato a 17.023 euro. Una cifra che colloca il territorio al 93° posto su 107 province italiane, confermando un ritardo cronico rispetto alla media sarda e, in modo ancora più netto, a quella nazionale. Nonostante un balzo del 15,7% del reddito totale tra il 2021 e il 2024 (un dato che vede Nuoro al 36° posto per intensità di crescita), la ricchezza prodotta non basta a colmare il gap con il resto del Paese.

L’allarme lavoro: penultimi in Italia

Il dato più drammatico riguarda il mercato del lavoro. Mentre chi ha un impiego vede buste paga più pesanti (i redditi da lavoro dipendente sono cresciuti del 18,3%), la provincia non riesce a creare nuovi posti. Anzi, li perde: tra il 2021 e il 2024 la variazione degli occupati dipendenti è stata del -6,2%, un crollo che relega Nuoro al 106° posto su 107 province. In pratica, la provincia è la maglia nera d’Italia per capacità di mantenere l’occupazione.

Una struttura fragile: tra sussidi e povertà

La fragilità del sistema nuorese è confermata dalla composizione del reddito: solo il 47,8% deriva dal lavoro dipendente. Il resto della capacità di spesa delle famiglie è sostenuto da pensioni e ammortizzatori sociali. Preoccupa anche la distribuzione della ricchezza: quasi un nuorese su tre (il 29,3%) dichiara un reddito imponibile inferiore ai 10.000 euro annui, evidenziando una fascia di povertà o precarietà molto estesa.

Il commento

“I dati confermano criticità strutturali” – spiega Maria Luisa Ariu, responsabile dell’Osservatorio – “Resta centrale il tema dell’occupazione. È su questo terreno che si gioca la possibilità di rafforzare in modo duraturo il benessere delle famiglie”. La sfida per il futuro è chiara: trasformare i rinnovi contrattuali e la crescita nominale dei redditi in opportunità di lavoro stabili, per evitare che la provincia continui a dipendere esclusivamente dal welfare.

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