Sono passati diciotto anni dal femminicidio di Dina Dore.
Diciotto anni fa la parola “femminicidio” non era entrata nemmeno nella terminologia giornalistica per definire l’omicidio di una donna in quanto tale. Eppure anche ai tempi si consumavano delitti contro donne, sopratutto tra le mura domestiche. Così morì Dina Dore a Gavoi, casalinga e madre di una bimba piccola con la “colpa” soltanto di essere diventata di troppo per suo marito, Francesco Rocca, che aveva un’altra e voleva sbarazzarsi di sua moglie.
Non ha scelto il divorzio, ma ha pagato un giovanissimo sicario (minorenne) per sporcarsi le mani del suo sangue quel 26 marzo 2008, data che a Gavoi è rimasta scolpita nella pietra per la ferocia del caso e per l’ingiustizia di una giovane donna massacrata solo perché lui voleva porre fine a quella relazione. Quella sera Dina Dore venne brutalmente aggredita nel garage di casa davanti alla figlia di soli otto mesi. Fu immobilizzata con nastro adesivo e il suo corpo venne poi occultato nel bagagliaio dell’auto.
Il cadavere fu ritrovato dai carabinieri dopo l’allarme lanciato dal marito, Francesco Rocca, il quale inizialmente ipotizzò un’aggressione con rapimento. Per lungo tempo le indagini seguirono la pista del sequestro di persona, alimentata anche da lettere anonime strategicamente fatte ritrovare per allontanare i sospetti dal nucleo familiare.
Tuttavia, l’assenza di richieste di riscatto e le incongruenze nei racconti iniziarono a insospettire gli inquirenti che arrivarono a una svolta, che però arrivò con cinque anni di ritardo. Nel 2013 grazie alla confessione di Pierpaolo Contu, il giovanissimo sicario, che rivelò a un conoscente di essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio dietro la promessa di una ingente somma di denaro. Dopo la confessione si apre il processo contro il marito.
Il movente è assurdo: Rocca voleva liberarsi della moglie per poter vivere liberamente la relazione extraconiugale con la sua segretaria, evitando una separazione che riteneva troppo costosa. Per questo macabro delitto Rocca è stato condannato all’ergastolo nel 2019, mentre Contu è stato condannato dal Tribunale per i minorenni.
