Ucciso per l’eredità dei terreni, risolto il giallo dell’omicidio di Orotelli: arrestato il nipote

Risolto l’omicidio di Orotelli.

Alle prime luci di questa mattina, ad Orotelli, i carabinieri hanno dato esecuzione alla misura cautelare di custodia in carcere, nei confronti di Gian Michele Giobbe, 40enne, ritenuto responsabile dell’omicidio dello zio Esperino Giobbe.

La vicenda.

Era il pomeriggio del 17 ottobre 2020 quando fu rinvenuto il cadavere di Esperino Giobbe nel cortile della sua azienda, ubicato in località Su Filighe dell’agro di Orotelli. Il cadavere fu scoperto dai parenti che allertarono il 118. I soccorsi, tuttavia, si rivelarono inutili poiché l’uomo era già morto all’arrivo del personale medico.

Sul posto erano intervenuti i carabinieri della Compagnia di Ottana, il pubblico ministero ed il medico legale per l’effettuazione dei rilievi e l’ascolto delle persone presenti.

Dai rilievi tecnici e dal risultato dell’esame autoptico disposto dal pubblico ministero che ha coordinato le attività di indagine venne accertato che la morte non era dovuta a cause naturali o accidentali ma, al contrario, che si trattava d’omicidio a mezzo d’uno o più corpi contundenti, utilizzati per colpire più volte la vittima. La dinamica è stata poi confermata anche dai tecnici del R.I.S. di Roma, incaricati di eseguire l’esame dei luoghi mediante l’analisi delle tracce ematiche.

Le indagini.

Vagliate le varie possibili ipotesi cui ricondurre l’uccisione di Esperino Giobbe, l’attenzione degli inquirenti e degli investigatori si è focalizzata alla cerchia dei parenti per il possesso dei terreni di località Su Filighe, dove, per l’appunto, si trova l’azienda nella quale Esperino era stato ucciso. Per tali motivi sono state eseguite alcune perquisizioni nel corso delle quali sono stati sequestrati indumenti in uso ai famigliari della vittima, che sono poi stati sottoposti al “luminol”, un test generico per la rilevazione di sangue, e successivamente trasmessi al R.I.S. di Cagliari per accertamenti biomolecolari.

Tali accertamenti tecnici hanno permesso di evidenziare la presenza del sangue della vittima sulla tomaia di uno stivaletto sequestrato a Gian Michele. Ulteriori accertamenti sono stati svolti per verificare che la presenza della traccia ematica non fosse giustificabile se non con la partecipazione di Gian Michele Giobbe alle fasi esecutive dell’omicidio.

Il movente si ritiene riconducibile ai dissidi nati per la gestione dei terreni di “Su Filighe”.

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