I prezzi e le piogge mettono in ginocchio le aziende ortofrutticole della Sardegna

La situazione del settore ortofrutticolo in Sardegna.

L’impennata dei prezzi delle materie prime, le piogge persistenti di novembre e dicembre e le gelate di gennaio hanno messo in ginocchio le aziende ortofrutticole sarde, lasciate sole a fare la conta dei danni, tra mancate semine, moria delle piante e raccolti insufficienti per coprire anche i soli costi di produzione.

«La Regione intervenga tempestivamente, con interventi mirati a dare respiro al settore e agli agricoltori isolani, sempre più in difficoltà – sostiene Cia Sardegna – L’agricoltura sarda, comparto ortofrutticolo in primis, necessita di provvedimenti straordinari a tutela delle aziende, misure che tengano conto delle esigenze del comparto primario che vede i costi di produzione aumentare di oltre il 50% per effetto dell’aumento delle materie prime».

Le materie prime come concimi, sementi, gasolio agricolo, energia elettrica, hanno raggiunto prezzi insostenibili, rendendo impossibile a tutto il comparto agricolo far fronte ai costi di produzione, con il rischio sempre più concreto di chiusura definitiva per migliaia di aziende. A questo problema si aggiungono i danni causati dalle condizioni climatiche degli ultimi mesi che hanno gravemente compromesso le produzioni del comparto ortofrutticolo sardo, dai carciofi, con le piogge che hanno causato l’asfissia radicale delle piante, alle ortive in pieno campo sulle quali causa allagamenti per settimane non si è potuto né coltivare né raccogliere i prodotti, alle produzioni ortive in serra, che nel mese di dicembre in diversi territori sono state totalmente invase dall’acqua. Non sta andando meglio per il settore frutticolo, dove la troppa acqua sta facendo marcire e sta generando funghi nelle piante, e al settore cerealicolo, dove sono a grosso rischio le semine.

Ci si trova inoltre nella situazione assurda in cui i prezzi dei prodotti venduti dagli agricoltori agli intermediari stanno inoltre subendo ulteriori decrementi, nonostante nei punti vendita si registri invece un aumento dei prezzi pagati dai consumatori per gli stessi prodotti.

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