Il fuoco insidia le case a Macomer: 4 evacuati, “il rogo è doloso”

Incendio Macomer

Tragedia sfiorata a Macomer: il fuoco insidia le case, quattro evacuati. Il sindaco Uda: “Origine dolosa

Un pomeriggio di fumo, paura e concitazione ha scosso profondamente la comunità di Macomer. Nel cuore del Nuorese, un incendio di vaste proporzioni è divampato con violenza repentina.

La minaccia ravvicinata delle fiamme ha reso necessario l’intervento d’urgenza dei vigili del fuoco e degli agenti della polizia di Stato, che hanno guidato e assistito l’allontanamento volontario di quattro persone dalle rispettive abitazioni, messe direttamente a rischio dall’incedere del fronte di fuoco.

Le operazioni di soccorso si sono rivelate particolarmente complesse ed frenetiche fin dai primi istanti. La rapidità con cui il rogo si è sviluppato e propagato ha creato momenti di vera e propria frenesia.

Il pronto coordinamento tra le forze dell’ordine, i vigili del fuoco e i volontari della Protezione Civile ha tuttavia evitato che la situazione degenerasse.

Con grande tempestività, i soccorritori hanno contenuto l’avanzata delle fiamme, mettendo in sicurezza le zone abitate e permettendo alle famiglie di mettersi al riparo.

Una volta domata la furia principale dell’incendio, gli operatori si sono immediatamente dedicati alla fase di bonifica e allo spegnimento dei focolai residui.

Ma mentre l’emergenza iniziale iniziava a rientrare, si è fatta strada con prepotenza una realtà ben più inquietante riguardo alle cause del rogo.

È stato il sindaco di Macomer, Riccardo Uda, a dichiarare con forte convinzione che non si sia trattato di una tragica fatalità. Le affermazioni del sindaco trovano forza in una dinamica dei fatti che lascia davvero ben poco spazio ai dubbi. Proprio mentre le squadre antincendio stavano profondendo ogni sforzo per domare il primo rogo e mettere in sicurezza le abitazioni minacciate, a circa quattrocento metri di distanza, nella zona sottostante di Rio S’Adde, si è verificato un ulteriore e simultaneo innesco. Solo l’immediata prontezza dei vigili del fuoco, ancora presenti in forze sul territorio, ha permesso di intercettare e neutralizzare sul nascere questo secondo principio d’incendio.

Il primo cittadino ha sottolineato come si sia trattato di momenti estremamente complessi in cui si è rischiato moltissimo. Il sospetto di un’azione dolosa coordinata proietta dunque un’ombra grave su un evento che avrebbe potuto avere conseguenze ben più drammatiche per la popolazione locale.

L’episodio di Macomer non rappresenta purtroppo un caso isolato nel martoriato territorio sardo, da sempre esposto e vulnerabile alla piaga degli incendi estivi. Nelle stesse ore, infatti, i soccorritori hanno dovuto mantenere altissimo il livello di guardia anche ad Arzana, dove a fine mattina è stato finalmente spento un altro insidioso rogo.

Nello specifico, le fiamme erano ripartite a distanza di ben due giorni dal devastante incendio che aveva già gravemente colpito e compromesso i boschi circostanti. Il fenomeno dei riavviti e la pervicacia dei piromani continuano a mettere a dura prova il sistema di soccorso regionale, lasciando dietro di sé una scia di paura, danni ambientali e comunità costrette a fare i conti con la costante minaccia del fuoco. Mentre a Macomer si procede al censimento dei danni e alla messa in sicurezza definitiva dell’area, resta l’amaro in bocca per una ferita al territorio che appare chiaramente frutto della scellerata impronta umana.

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