Archeologia, un tesoro in Ogliastra: spunta un menhir gigante di 3 tonnellate a Villagrande

Menhir di Villagrande Strisaili

Scoperto menhir a Villagrande Strisaili: tesoro in Ogliastra

Una scoperta archeologica straordinaria scuote la comunità scientifica e accende l’entusiasmo dei cittadini nel cuore dell’Ogliastra. La notizia che gli esperti diffondono in queste ore possiede un valore storico inestimabile: scoperto menhir a Villagrande Strisaili: tesoro in Ogliastra risalente addirittura al Neolitico finale. Gli operai hanno intercettato il monumento preistorico durante i delicati interventi ingegneristici per la messa in sicurezza del letto del fiume Bau ‘e Porcos, un corso d’acqua che attraversa proprio il centro abitato del paese.

Le prime misurazioni sul campo confermano la maestosità e l’importanza scientifica del monolito. La pietra presenta infatti dimensioni davvero impressionanti: raggiunge circa tre metri di altezza, mostra un metro di larghezza e vanta quaranta centimetri di spessore complessivo. Gli specialisti stimano un peso record che si aggira intorno alle tre tonnellate. Un blocco di pietra arenaria o granitica di tale portata richiede abilità ingegneristiche notevoli anche solo per il semplice sollevamento, figuriarsi per il posizionamento verticale che gli antichi sardi eseguirono millenni fa.

Un evento rarissimo dentro il perimetro urbano

Gli archeologi sottolineano l’eccezionalità del contesto geografico di questo ritrovamento. Generalmente, le indagini sul campo portano alla luce questi monumenti sacri, noti popolarmente come perdas fittas, in aree campestri isolate, su altipiani desertici o in prossimità di complessi sepolcrali distanti dalle moderne abitazioni. Individuare un elemento monumentale di questa tipologia all’interno di un perimetro urbano consolidato costituisce invece una circostanza estremamente rara, quasi unica nel panorama isolano. Questo fatto documenta la complessa stratificazione storica e la ricchezza archeologica che l’Ogliastra custodisce gelosamente sotto il manto stradale e le fondamenta delle case odierne.

Il salvataggio e il recupero immediato del reperto antico derivano dalla prontezza e dalla professionalità dei tecnici sul cantiere. Gli operatori della società specializzata Archeonova Srl hanno notato le forme singolari del grande masso durante lo scavo del terreno. Gli operai hanno subito bloccato le ruspe per evitare danni irreparabili alla pietra sacra. Poco dopo, Enrico Dirminti, funzionario archeologo della Soprintendenza competente per territorio, ha confermato ufficialmente l’autenticità e l’immenso valore del manufatto neolitico.

I piani per la valorizzazione turistica

I tecnici hanno già completato le delicate manovre di imbracatura e hanno trasferito il pesante monolito in un luogo sicuro e protetto dalle intemperie o da possibili atti vandalici. Ora l’Amministrazione Comunale, che il sindaco Alessio Seoni guida con determinazione, pianifica le prossime mosse insieme alla stazione appaltante e agli esperti del Ministero della Cultura. Le istituzioni intendono definire rapidamente una serie di interventi mirati per la valorizzazione e la successiva fruizione pubblica del bene. L’obiettivo principale prevede la collocazione del menhir in uno spazio accessibile, capace di attrarre visitatori, appassionati e studiosi da tutto il mondo, arricchendo così l’offerta turistica locale.

La preistoria dell’Ogliastra non finisce però di stupire e regala contemporaneamente altre importanti novità. Le attività di ricerca scientifica e di scavo archeologico proseguono infatti a pieno ritmo anche nel celebre complesso nuragico di S’Arcu ‘e Is Forros, situato a poca distanza dal paese. Questo sito rappresenta uno dei centri metallurgici e religiosi più importanti dell’intera Età del Bronzo in Sardegna.

Ripartono i restauri a S’Arcu ‘e Is Forros

Grazie a un cospicuo finanziamento che la Regione Sardegna ha stanziato appositamente, l’equipe di ricercatori ha ripreso proprio in questi giorni i lavori di scavo stratigrafico e di restauro conservativo delle strutture murarie. La direzione scientifica della Soprintendenza coordina le operazioni per garantire il massimo rigore metodologico. Gli scavi passati hanno già restituito forni per la fusione dei metalli, templi a megaron e oggetti votivi di provenienza orientale. I nuovi fondi permetteranno di consolidare le pareti dei monumenti e di ampliare il percorso di visita per i turisti.

Questi eccellenti risultati sul campo dimostrano chiaramente come la tutela attiva del patrimonio culturale offra frutti straordinari. Il successo nasce dalla sinergia costante e virtuosa tra le istituzioni pubbliche, i professionisti del settore e l’intera comunità locale. La Sardegna riscopre così le sue radici più profonde, trasformando l’archeologia preventiva in un volano formidabile di sviluppo economico e consapevolezza storica.

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