Droni vietati nei cieli di Fonni: al via una petizione online

Una petizione per chiedere l’abolizione integrale della zona “D-33 Fonni” e l’abolizione del divieto di sorvolo per gli UAS all’interno delle Zone Dangerous, equiparando così il diritto al volo dei piloti UAS a quelli dei piloti di aeromobili tradizionali. È quanto propone Massimiliano Barbaro, amministratore di Drone Sardegna.

Lo spazio aereo.

“Lo spazio aereo al centro della Sardegna è interessato dalla presenza di una estesa zona con restrizione al volo, chiamata “D-33 Fonni”. Nelle pubblicazioni aeronautiche ufficiali “AIP-Italia”, la zona in questione è classificata “D” (Dangerous – pericolosa). Una zona D (Dangerous), tuttavia, è una porzione di spazio aereo al cui interno normalmente sono presenti pericoli per la navigazione aerea.

Infatti lo scopo dell’istituzione di una zona pericolosa D è quello di richiamare l’attenzione dei piloti degli aeromobili sul pericolo potenziale, lasciando loro la facoltà di giudicare se tale pericolo rischia di compromettere la sicurezza degli aeromobili dei quali sono responsabili. Sostanzialmente, un pilota di aeromobile tradizionale può volarci dentro, a suo rischio. Il divieto di sorvolo, e quindi il problema, nasce per i piloti di Uas.

La situazione zona “D-33 Fonni”.

La zona “D-33 Fonni” esiste da diversi decenni. Le motivazioni che portarono all’epoca all’istituzione di questa zona Dangerous, e quindi i potenziali pericoli per la navigazione aerea, erano la presenza di intensa attività addestrativa a bassa quota di elicotteri della polizia e carabinieri con sede ad Abbasanta, nonché controllo del territorio per fini di sicurezza nazionale. Negli corso degli anni tali motivazioni sono venute meno, o comunque si sono fortemente ridimensionate; il reparto addestrativo dei carabinieri è stato spostato a Elmas e le finalità di sicurezza nazionale sono fortunatamente un brutto ricordo di una pagina triste della storia nazionale. Il reparto elicotteri della polizia di Abbasanta permane, ma è ragionevole pensare che avrà subito anch’esso un ridimensionamento dell’attività, considerati i tempi di spending-review. Ciò nonostante, a tutt’oggi, nell’Aip-Italia relativamente alla D-33 Fonni si legge “intensa attività di elicotteri”.

Il problema.

La presenza di una qualsiasi zona D (dangerous) in Italia, secondo le attuali normative nazionali ENAC (Circolare ATM-09/A), comporta il divieto di sorvolo della zona per i piloti di Uas – Unmanned Aircraft System – comunemente chiamati droni. Gli Uas, o droni, sono sempre più utilizzati non solo a scopo ricreativo, ma soprattutto a scopo professionale; basta pensare alle ispezioni impianti, all’agricoltura di precisione, all’aero-fotogrammetria o all’edilizia.

Il settore professionale delle attività con Uas è in forte espansione in tutta Europa; anche in Sardegna numerose imprese già puntano su queste nuove tecnologie, creando numerose opportunità di lavoro e un indotto destinato a crescere negli anni. La presenza in Sardegna di una zona Dangerous così estesa come la “D-33 Fonni”, che comporta l’interdizione al volo degli UAS, costituisce senza dubbio per un Operatore UAS una forte limitazione alla propria attività imprenditoriale, con ricadute economiche e occupazionali.

Un operatore UAS, per poter lavorare in una zona Dangerous, è costretto a seguire un lungo e tortuoso iter autorizzativo, che richiede fino a tre mesi di tempo per ogni singola operazione da svolgersi. Senza contare i costi da sostenere per ogni singola richiesta, relativi ai Diritti Tariffari a favore dell’Enac. Inoltre il processo di ogni singola autorizzazione coinvolge numerose altre importanti amministrazioni statali e private, tra cui la Direzione Aeroportuale dell’Enac, l’Aeronautica Militare nelle sue varie articolazioni locali e centrali, nonché l’Enav; ognuno deve, per competenza, esprimersi e fornire un parere di fattibilità.

In circostanze diverse, dove l’interazione tra operazioni con UAS e traffico aereo tradizionale potrebbe comportare rischi reali per la navigazione aerea, è ampiamente giustificato e doveroso questo lungo iter burocratico e il coinvolgimento delle Amministrazioni sopra citate, nonché dei loro pareri di fattibilità. Ma in un contesto come quello dell’attuale “D-33 Fonni”, dove sostanzialmente non è più presente alcuna intensa attività di elicotteri, questo lungo e tortuoso iter burocratico costituisce solo un inutile aggravio a spese dell’operatore UAS e a carico dei contribuenti.

L’ultimo aspetto da considerare, non certo per importanza, è quello legato al concetto europeo di Flexible Use of Airspace” – FUA (uso flessibile dello spazio aereo), introdotto nel marzo 1996 dagli Stati ECAC e successivamente regolamentato da atti normativi della Commissione Europea.

Le soluzioni proposte.

La prima proposta: l’abolizione integrale della zona “D-33 Fonni”, anche in considerazione del concetto “Flexible Use of Airspace”.

La seconda proposta: l’abolizione del divieto di sorvolo per gli UAS all’interno delle Zone Dangerous, di cui al punto 5.3 della Circolare ENAC ATM-09/A, equiparando così il diritto al volo dei piloti UAS a quelli dei piloti di aeromobili tradizionali.

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