Quattro metri quadri affacciati sulla strada finiscono quasi sempre per fare da deposito, tra lo stendibiancheria aperto undici mesi all’anno e le due sedie di plastica ereditate da chissà chi. La superficie ridotta viene presa come una condanna, mentre la questione è un’altra, ovvero l’abitudine a ragionare in orizzontale su uno spazio che si sviluppa soprattutto in altezza.I cortili interni delle case andaluse e i ballatoi delle vecchie case di ringhiera dimostrano da secoli che pochi metri, se organizzati per piani sovrapposti, ospitano parecchie funzioni senza affollamento. Il passaggio da ripostiglio all’aperto a stanza in più costa molto meno di una ristrutturazione e dipende quasi interamente da due decisioni prese prima di comprare il primo vaso.
Una giornata di osservazione vale più di un catalogo
L’esposizione pesa più di ogni scelta estetica. Un lato a nord resta in ombra quasi tutto l’anno e manda in sofferenza le piante da fiore che il vivaio propone con entusiasmo; uno a sud, d’estate, diventa una piastra rovente dalle undici alle cinque, condizione in cui nessuno si siede volentieri e i vasi piccoli si asciugano in mezza giornata.
Un balcone poi vissuto davvero nasce da un’operazione banale, cioè girarci intorno con il telefono in mano in tre momenti diversi della giornata e annotare dove arriva la luce e a che ora se ne va.
Prima dell’acquisto di mobili e fioriere restano un paio di controlli che pesano sull’intero progetto:
- Portata del solaio sui terrazzi, dove vasi di grandi dimensioni e pavimentazioni sovrapposte arrivano a pesare quintali una volta bagnati.
- Regolamento condominiale, che quasi ovunque disciplina tende e fioriere sporgenti oltre la ringhiera.
- Scarico dell’acqua piovana, dato che l’irrigazione gocciolante sul balcone sottostante innesca la maggior parte delle liti di vicinato.
- Intensità del vento dal quarto piano in su, dove ombrelloni leggeri e vasi alti diventano ingestibili già a primavera.
- Presenza di una presa elettrica esterna, dettaglio che orienta la scelta tra luci a batteria e impianto fisso.
Organizzare le pareti in verticale
La tentazione iniziale porta a disporre i mobili lungo tutto il perimetro, con l’effetto di un corridoio stretto nel mezzo e di un pavimento ormai invisibile. Molto meglio lasciare libero il centro e lavorare sulle superfici verticali, che in un balcone medio superano di parecchio quelle calpestabili. Una parete cieca ospita mensole strette, una griglia in legno regge vasetti leggeri e lanterne, la ringhiera accoglie fioriere agganciate dal lato interno senza sporgenze verso la strada.
Anche la profondità degli arredi incide più di quanto sembri. Un tavolino da sessanta centimetri mangia metà del passaggio, mentre uno da trentacinque appoggiato al muro tiene comunque due tazzine e un libro.
In uno spazio stretto reggono soprattutto gli arredi che svolgono due funzioni insieme:
- Panca contenitore lungo il lato cieco, seduta e ripostiglio per cuscini e attrezzi nel medesimo ingombro.
- Tavolino ribaltabile ancorato alla parete o alla ringhiera, aperto per la cena e richiuso subito dopo.
- Griglia verticale in metallo o legno, dove appendere vasetti e piccole luci senza occupare un centimetro di pavimento.
- Sedie pieghevoli impilabili, più sensate di un salotto fisso che resta scomodo per gran parte dell’anno.
- Vasi su ruote per gli esemplari pesanti, spostabili in un angolo quando serve spazio per una cena all’aperto.
Ombra e luce contano più dei mobili
La tenda a vela ha ormai superato l’ombrellone negli spazi ridotti, perché copre una superficie maggiore e non piazza il palo centrale proprio nel punto più comodo. Va però tesa con criterio e smontata in autunno, altrimenti una raffica forte danneggia gli ancoraggi insieme alla parete.
L’illuminazione, dal canto suo, trasforma il balcone dopo il tramonto: diverse sorgenti a bassa intensità e luce calda funzionano meglio di un faro unico, che appiattisce le ombre e infastidisce i vicini di fronte.
I materiali si comportano in modo assai diverso dopo un inverno all’aperto, e la manutenzione richiesta cambia parecchio dall’uno all’altro:
- Alluminio verniciato per i mobili sempre esposti, leggero e indifferente alla pioggia.
- Legno di robinia o teak solo con l’impegno di un olio protettivo annuale, altrimenti il grigiore arriva in fretta.
- Tessuti acrilici tinti in massa (gli stessi delle tende da sole) al posto del cotone, che dopo poche settimane di sole perde colore.
- Tappeti in polipropilene da esterno, lavabili con una spazzola e asciutti in un’ora dopo un temporale.
Il verde decide l’atmosfera
Un balcone arredato senza piante resta un pezzo di pavimento con sopra dei mobili. Pochi vasi alternati per altezza cambiano la percezione dell’insieme, con il vantaggio secondario di una barriera visiva verso i palazzi di fronte. Le aromatiche se la cavano anche in spazi minimi (rosmarino e salvia chiedono poco più di un davanzale soleggiato) e hanno il pregio di finire in cucina invece che soltanto in una foto.
Sull’orto in cassetta il calendario delle semine cambia di mese in mese, e una lettura preventiva evita colture avviate fuori tempo; le indicazioni sulle varietà da mettere a dimora nel passaggio verso l’autunno sono raccolte in una guida dedicata, clicca qui.
