Rivoluzione pronto soccorso sardi, da Nuoro il modello che abbatte attese per casi meno gravi

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Da Nuoro il modello vincente, esteso a tutta l’Isola, per i pronto soccorso sardi

Il successo della sperimentazione all’ospedale San Francesco fa da apripista alla riforma regionale, tagliando i tempi di permanenza da oltre cinque ore a soli sessanta minuti nei pronto soccorso sardi.

Un’attesa lunghissima per un piccolo trauma o un disturbo di lieve entità potrebbe presto diventare soltanto un ricordo nei presidi sanitari della Sardegna. La svolta nasce dall’ospedale San Francesco di Nuoro, dove la sperimentazione di un nuovo percorso organizzativo dedicato alle urgenze minori ha mostrato risultati straordinari, spingendo la Regione ad approvare un protocollo valido per tutto il territorio isolano. Grazie alla nuova impostazione, il tempo medio trascorso dai pazienti tra il momento del triage e quello delle dimissioni è crollato drasticamente, passando dalle precedenti cinque ore e trentasei minuti ad appena un’ora.

Al centro di questo profondo cambiamento c’è il modello del See and Treat, una strategia mirata a prendere in carico in modo rapido e prioritario chi si presenta con problematiche a bassa complessità. Nel presidio ospedaliero nuorese, lungo centocinquanta giornate di operatività nella fascia oraria mattutina, sono stati trattati circa trecentocinquanta pazienti, in gran parte affetti da piccoli traumi. I dati hanno confermato non solo un’efficienza senza precedenti, ma anche un altissimo livello di sicurezza e accuratezza clinica, dal momento che non si sono registrati rientri nei giorni successivi e solo un numero irrisorio di casi ha richiesto il reinserimento nella filiera di cura ordinaria.

Il funzionamento della struttura si basa su una netta separazione dei flussi subito dopo la prima valutazione all’ingresso. Chi presenta un quadro di modesta entità viene indirizzato verso un’area specifica della struttura, nella quale opera personale infermieristico con una formazione specialistica avanzata, pronto a intervenire sulla base di rigorosi protocolli condivisi con la componente medica. Questo sistema garantisce risposte immediate a chi ha bisogni semplici, evitando che questi utenti vadano a intasare le sale d’aspetto tradizionali e lasciando che i medici di guardia possano concentrare le proprie energie e competenze sulle emergenze più complesse e sui pazienti in condizioni critiche.

I positivi riscontri ottenuti nel capoluogo barbaricino hanno spinto i vertici della Regione non soltanto a confermare il servizio a Nuoro come attività ordinaria, ma anche a pianificare l’estensione della misura a tutte le altre strutture sarde con un volume significativo di accessi. Il piano prevede che l’adozione di questa modalità operativa diventi vincolante per tutti i pronto soccorso con oltre venticinquemila accessi all’anno, inserendosi all’interno di un disegno strategico più ampio volto a contrastare il cronico sovraffollamento delle strutture d’urgenza, coordinandosi con gli altri strumenti di gestione e continuità assistenziale.

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