Sviluppo delle montagne in Sardegna: stop ai fondi
Sviluppo delle montagne in Sardegna: stop ai fondi. La Regione Sardegna ha alzato la voce a Roma per difendere i propri territori montani, bloccando una decisione che penalizzava fortemente l’isola. L’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica, Francesco Spanedda, ha espresso un netto rifiuto sulla proposta di riparto del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. La dichiarazione è arrivata al termine della Conferenza delle Regioni svoltasi nella giornata di oggi. Secondo l’esponente della giunta sarda, i parametri attuali presentano criteri distorti che producono squilibri evidenti tra i diversi territori nazionali e danneggiano in modo inaccettabile la Sardegna.
La richiesta della Sardegna sul criterio della superficie
L’elenco ufficiale dei comuni montani esiste già all’interno di un apposito decreto ministeriale. La discussione odierna riguardava esclusivamente le modalità di ripartizione delle risorse finanziarie tra le diverse amministrazioni regionali per garantire l’operatività nei territori interni. L’assessore Spanedda ha spiegato i motivi della protesta, ritenendo indispensabile attribuire un peso molto maggiore al criterio della superficie territoriale complessiva. Attualmente il sistema genera anomalie macroscopiche: alcune Regioni che possiedono superfici montane del tutto analoghe ricevono quote di finanziamento profondamente diverse tra loro. La Sardegna considera questa sperequazione del tutto inaccettabile per la gestione di aree vaste e geograficamente svantaggiate.
Una proposta alternativa per aiutare undici Regioni
L’amministrazione isolana non ha assunto una posizione di totale chiusura ideologica. La Sardegna ha elaborato e presentato una proposta alternativa, costruita attraverso un minuzioso lavoro di squadra insieme ad altre amministrazioni regionali. Questo piano avrebbe migliorato notevolmente l’equilibrio complessivo della distribuzione del denaro senza stravolgere l’impianto originario del fondo ministeriale. Il progetto guidato dai sardi avrebbe garantito una posizione economica migliore a ben undici Regioni italiane, comportando soltanto riduzioni estremamente contenute e sostenibili per i territori rimanenti. Gli uffici sardi hanno lavorato fino all’ultimo minuto utile per raggiungere una soluzione condivisa, ma i rappresentanti della Conferenza hanno preferito ignorare l’alternativa e agire diversamente.
Una battaglia di equità territoriale per l’isola
La richiesta di dare maggiore valore ai chilometri quadrati di territorio non risponde a logiche di schieramenti politici o di partito. Si tratta di una pura questione di equità territoriale e di pieno riconoscimento delle difficoltà oggettive nella gestione di territori vasti, isolati e fragili. La Sardegna affronta da sempre i costi dell’insularità e dello spopolamento delle zone interne, elementi che richiedono investimenti costanti per i servizi di base. L’assessore Spanedda ha concluso il suo intervento garantendo che la Regione Sardegna continuerà a rappresentare con la massima fermezza gli interessi di tutto il territorio isolano, per evitare che i piccoli comuni montani rimangano senza le risorse necessarie.
