Sanità nel Nuorese al collasso tra ospedali e carenze
Sanità nel Nuorese al collasso tra ospedali e carenze. Una lettera durissima, senza filtri e con accuse precise contro il sistema sanitario del Nuorese e della Barbagia. Il gruppo “Allerta in Barbagia”, guidato dalla referente Pina Cui Gadoni, rompe il silenzio e punta il dito contro una situazione che i firmatari definiscono ormai “insostenibile”. Nel documento inviato alle istituzioni il movimento denuncia reparti in sofferenza, servizi sospesi, carenze di personale e una sanità territoriale che, secondo il comitato, non riesce più a garantire i livelli minimi di assistenza.
Al centro della protesta finiscono il presidio ospedaliero San Camillo di Sorgono, l’ospedale San Francesco di Nuoro e la continuità assistenziale di Aritzo. La lettera parla di una vera emergenza sanitaria nelle zone interne della Sardegna, aggravata dalle distanze, dalla carenza di medici e da servizi considerati ormai “a intermittenza”.
Guardia Medica sospesa ad Aritzo
Uno dei punti più critici riguarda la Guardia Medica di Aritzo. Secondo quanto denunciato dal gruppo, il servizio resterà sospeso durante tutte le notti della settimana, dalle 20 alle 8, come indicato da una comunicazione ufficiale del Distretto Sanitario di Sorgono.
Il comitato contesta soprattutto la normalizzazione del problema. Nella lettera gli attivisti ricordano che la continuità assistenziale rappresenta un presidio fondamentale per un territorio montano e distante dai principali ospedali. In Barbagia, spiegano, la Guardia Medica non costituisce un servizio accessorio ma spesso rappresenta l’unico riferimento sanitario immediato per intere comunità.
La denuncia coinvolge anche il sistema di emergenza territoriale. Il gruppo sottolinea infatti che il 118 spesso opera senza medico a bordo e che l’elisoccorso notturno non garantisce copertura nelle ore più delicate. Una situazione che, secondo i firmatari, aumenta i rischi per cittadini anziani, fragili e residenti nei piccoli centri dell’interno.
San Camillo di Sorgono sotto pressione
Nel documento emerge un quadro molto critico anche per il San Camillo di Sorgono. Il gruppo segnala la mancanza di un pediatra, carenze di personale nel reparto di medicina e difficoltà operative nel settore oncologico.
Gli attivisti denunciano inoltre l’assenza della teleradiologia, servizio atteso da tempo e considerato strategico per garantire diagnosi rapide in un territorio distante dai grandi centri sanitari.
Secondo “Allerta in Barbagia”, il presidio ospedaliero potrebbe invece assumere un ruolo fondamentale per alleggerire il carico delle strutture del Nuorese. Nella lettera il gruppo richiama infatti l’atto aziendale che prevede una Medicina Lungodegenza da 20 posti letto e un reparto di Recupero e Riabilitazione Funzionale con 10 posti.
Il comitato sostiene che queste strutture potrebbero rispondere alle esigenze di molti pazienti del territorio, soprattutto per post-acuzie, geriatria e riabilitazione. Tuttavia, sempre secondo i firmatari, quei posti letto restano ancora soltanto sulla carta.
Nuoro e il caso San Francesco
La lettera affronta anche la situazione dell’ospedale San Francesco di Nuoro. Il gruppo parla apertamente di reparti “in sofferenza” e denuncia condizioni critiche nella geriatria, definita l’unica dell’intera Sardegna centrale.
Preoccupano anche oncologia e pneumologia. Nel documento si parla di posti letto dimezzati nel reparto pneumologico, passati da 22 a 10, e di ricoveri notturni sospesi nelle fasce orarie considerate più delicate.
Gli attivisti citano inoltre il trasferimento della diabetologia e chiedono chiarimenti sulla nuova collocazione del servizio, domandando se la struttura garantisca realmente tutti i requisiti necessari per i pazienti.
Il richiamo alla Costituzione
La parte finale della lettera assume toni ancora più duri. “Allerta in Barbagia” richiama direttamente l’articolo 120 della Costituzione, che consente al Governo di intervenire quando non vengono garantiti i livelli essenziali delle prestazioni.
Il gruppo chiede formalmente al Ministero della Salute di verificare se nelle aree interne della Sardegna il diritto alla salute risulti ancora realmente garantito. Gli attivisti citano anche l’articolo 32 della Costituzione, definendo la tutela sanitaria un diritto fondamentale che non può dipendere dalla posizione geografica dei cittadini.
Nelle conclusioni il comitato attacca apertamente istituzioni e vertici sanitari, accusandoli di non aver risposto alle numerose PEC inviate negli anni. Una protesta che fotografa il malessere crescente delle comunità della Barbagia e riaccende il dibattito sulle profonde difficoltà della sanità nelle aree interne della Sardegna.
